La storia del lanificio Cazzola

la targa di Hemigway nel lanificio CazzolaIl Lanificio “Cazzola” è situato ai margini del Nuovo Quartiere Operaio e lo stabile si accosta da un lato all’antica Roggia Maestra, la quale sottopassa poi Via Maraschin ed entra nell’area Lanerossi.
L’opificio fu edificato nel 1860 per opera di Pietro Cazzola e ampliato dal figlio Luigi; Pietro era un ex incollatore del Lanificio “Rossi” messosi in proprio con alcuni telai, proprio sul luogo dove un tempo esisteva un antico follo.
L’attività manifatturiera subì, così come molte altre strutture produttive locali, considerevoli ampliamenti e innovazioni tecnologiche sul finire dell’Ottocento. Durante la Prima Guerra Mondiale una parte del lanificio fu adibita ad ospedale militare
(nell’atrio che conduce al cortile interno un’incisione marmorea ricorda il soggiorno in questo luogo dello scrittore americano Ernest Hemingway) e la tessitura fu trasferita nella zona di Parma.

Il Lanificio “Cazzola” è costituito da un targhe del lanificio Cazzolacortile centrale attorno al quale vi sono gli edifici più antichi a due piani; esso si presenta oggi nel suo duplice aspetto antico e moderno con un  recente restauro conservativo realizzato dalla società edile divenuta di recente proprietaria.
Il lungo edificio a due piani prospiciente Via Dante e Via Riboli ospitava gli uffici amministrativi dell’azienda, illuminati da due teorie di ampie finestre rettangolari protette da persiane e dal largo tetto a spioventi che s’increspa a capanna in corrispondenza dell’orologio circolare che segna l’ingresso, reso leggiadro dalla bella loggetta in legno traforato, identica a quello del prospetto sul cortile.

Nei corpi adibiti a spaccio e magazzini, arieggiati dalle tipiche finestrature dello stile industriale disposte a ritmo serrato, risalta il gioco cromatico suscitato dall’alternarsi del sasso a vista e del laterizio di cornici e lesene che esaltato il riflesso dell’ acqua della Roggia che riaffiora in superficie tra il verde del contorno.

Entrando nel cortile attraverso l’atrio nobilitato da lapidi commemorative della storia del lanificio e dalle allegorie dell’arte della lana, si vive un’atmosfera ottocentesca: è ancora intatto l’aspetto esterno dei corpi adibiti alle diverse fasi del ciclo produttivo, compresi  il sistema di chiusa con relativo locale turbina, la terrazza del settore finissaggio, originariamente adibita ad asciugatoio lane, alcune vasche in pietra per il lavaggio appoggiate al muro dell’ex tintoria, la vecchia e svettante ciminiera in mattoni, la campanella che segnava i turni di lavoro, il breve grazioso giardino con al centro il busto bronzeo di Luigi Cazzola.

L'entrata al lanificio CazzolaProcedendo a sinistra spiccano il piccolo edificio in muratura della falegnameria con tetto a capanna e capriate lignee, la centralina elettrica, quindi il basso e lungo edificio per il deposito delle biciclette dei dipendenti e al centro il locale che custodisce tutte le attrezzature d’epoca dell’impianto antincendio.

Dal punto di vista della qualità architettonica vanno segnalati i lunghi capannoni che occupano la parte centrale dell’opificio e nei
quali si compiva quasi tutto il ciclo della lavorazione della lana.

Esternamente ogni campata presenta la tipica configurazione con tetto a capanna, finestra circolare e apertura a piattabanda ribassata.
Gli interni mostrano sulle colonnine metalliche la trama dei tiranti in ferro, in
senso longitudinale, e dei travi in legno, in senso trasversale, la soffittatura lignea.
L’influsso della fabbrica sull’urbanizzazione di Schio è modesto, limitandosi alle immediate vicinanze.
Infatti Luigi Cazzola agli inizi del Secolo fece costruire in Via Dante il villino padronale in forme prossime al Liberty ed in Via Riboli le case a schiera per le maestranze che ripropongono i moduli architettonici e le decorazioni del più antico e limitrofo Nuovo Quartiere Operaio voluto da Alessandro Rossi.