Ernest Hemingway a Schio

Uno dei più bei posti della terra

Foto storica del lanificio Cazzola di Schio nella seconda Guerra Mondiale

Camerata degli americani all’interno del Lanificio Cazzola

Nell’aprile 1917 gli Stati Uniti entrano in guerra. Nello stesso anno Ernest Hemingway lascia la famiglia e Oak Park, Illinois, e passa a lavorare come cronista al «Kansas City Star», riprendendo e sviluppando un’inclinazione per lo scrivere che già si era manifestata con la collaborazione ai fogli studenteschi.
Ma il desiderio di vedere e conoscere da vicino la guerra, e di viverla in prima persona, lo spinge ad arruolarsi. Per problemi di vista non può entrare nei reparti combattenti: viene arruolato come volontario nei servizi di autoambulanza dell’American Red Cross. Destinazione, il fronte italiano.
Imbarcatosi a New York nel maggio 1918, giunge a Bordeaux; nei giorni seguenti è a Parigi, quindi a Milano, dove, per la prima volta, nelle tragiche conseguenze dell’esplosione di una fabbrica di munizioni, vede con i propri occhi lo strazio della guerra. Milano è allora sede del quartier generale della Croce Rossa: ad essa fanno capo le cinque sezioni operanti nelle zone di guerra.
Ad Hemingway viene affidata la Quarta, quella di Schio. Parte, assieme ad altri connazionali (in particolare il “gruppetto di Chicago”), da Milano la mattina del 9 giugno 1918. Giunto a Schio, alloggia dapprima all’albergo Due Spade, poi al Lanificio Cazzola, sede della Sezione Quattro.
Sale alle prime linee, compie i giri per il trasporto di soldati che necessitano di ricovero; ma familiarizza anche con la nostra popolazione. Frequenta i locali dell’epoca (tra questi, oltre alle Due Spade, anche la Stella d’Italia, la birreria Alla Fraschetta e la Cantarana che gli ispirerà una meravigliosa “punta secca”); collabora al giornaletto «Ciao» della Sezione Quattro, scrive.
Nemmeno l’accendersi della battaglia il 15 giugno, quando gli austriaci scatenano l’offensiva del Solstizio e numerose granate cadono sulla città colpendo la stazione ferroviaria, cambia la situazione: anzi, la sua frustrazione cresce nel momento in cui alcuni compagni sono trasferiti di rinforzo alla Sezione 2 di Roncade, nel cuore dei combattimenti. Con i rimanenti, qualche giorno dopo, decide allora di prendersi un po’ di svago non ufficiale: indossate divise, pugnali, maschere antigas e bombe a mano austriache – bottino di guerra delle ambulanze inglesi sull’Altopiano – inscenano davanti al Cazzola una sorta di manovra militare guidata da un caporale a tirare urlacci gutturali. Dello spettacolo restano un paio di fotografie, forse le uniche che raffigurano il futuro romanziere a Schio. 
Finalmente, il 25 giugno, è anche lui spedito sul Piave, dove un paio di settimane dopo, nei pressi di Fossalta, viene seriamente ferito. Convalescente a Milano, Hemingway conosce la crocerossina americana Agnes von Kurowsky, che sarà la Catherine di “Addio alle armi”. A Schio tornerà in ottobre e novembre e poi un’ultima volta nel giugno del 1922, in viaggio assieme alla moglie, come corrispondente del “Daily Star” di Toronto.

Marco Sessa • Presidente dell’A.s.g.es.

«C’era un giardino a Schio, con il muro ricoperto di glicine, dove bevevamo birra durante le calde serate, sotto una luna che ci bombardava e faceva ogni sorta di giochi d’ombra con il platano che si stendeva sopra i tavoli»
Ernest Hemingway – Scritto del 1922 rievoca l’antica osteria “Cantarana”

La croce rossa nella seconda guerra mondiale a Schio

“Sentito nel sangue dentro di sé il crepuscolo di giugno”

 

Ernest Hemingway riferito al profilo delle  Piccole Dolomiti

Copertina del  volume Hemingway a Schio

Copertina del volume, curato da Edoardo Ghiotto con la collaborazione di altri soci dell’Asges e sostenuto dal Comune scledense, dalla Comunità montana Leogra Timonchio e dalla Banca Alto Vicentino.

Furono giorni, quelli di Hemingway a Schio, strani e, malgrado l’apparenza, intensi: spinto da insaziabile curiosità e amantedelle forti emozioni, provava incontenibile il desiderio di vivere, di respirare profondamente il mondo, di non porre limite ad una vitalità resa ancor piú prorompente dall’urgere dei neppure vent’anni.
E quando la bellezza dei panorami nostri gli sembrò non piú appagante e comunque non in grado di soddisfare il suo desiderio di vedere «dove stava la guerra», lasciò Schio per il basso Piave dove avrebbe fatto cruda, diretta e sanguinosa esperienza di tanta avventata e giovanile baldanza. Fu seriamente ferito a Fossalta, e il ricovero ospedaliero a Milano per le indispensabili ed urgenti cure mediche lo avrebbe portato a conoscere quella Agnes che poi sarebbe stata da lui cantata e immortalata sotto altro nome in Addio alle armi. Poi, a quell’esperienza, molte altre fecero seguito; alla Grande Guerra tennero dietro quella di Spagna e la seconda guerra mondiale e un turbinio poi di vicende d’ogni genere talvolta sopra le righe, nella vita privata come nell’attività di giornalista e di narratore, mentre la sua celebrità si andava via via consolidando sia pur fra i discordanti giudizi della critica.
Il soggiorno a Schio si pone dunque per Hemingway all’inizio di una avventurosa vicenda umana e letteraria, che è di pubblico interesse e dominio. A noi scledensi spetta l’onore di averlo avuto ospite in città e ricordare che, oltre a lui, altri scrittori, allora giovanissimi, videro i profili delle nostre montagne, attori fra i tanti in una vicenda che costituí il punto di drammatico snodo tra il primo Novecento e il nostro tempo. È un dovere per noi che abitiamo – come Hemingway ebbe a scrivere – in «uno dei piú bei posti della terra», tener desta la memoria dei rapporti che, per un sia pur breve lasso di tempo, si intrecciarono fra le nostre vallate ed il grande romanziere d’oltreoceano. Lo facciamo oggi con un adeguato ricordo in pietra posto in quell’albergo “Due Spade” che per qualche giorno ospitò, novant’anni or sono, lo scrittore e con questa pubblicazione che gli amici dell’Associazione Scledense Giornalisti e Scrittori hanno voluto con felice proposito dare alle stampe.
La nostra Comunità Montana, nell’intento statutario di coniugare la tutela e la valorizzazione delle bellezze e delle risorse valleogrine con quella delle locali testimonianze di storia, cultura e tradizione, non poteva che appoggiare e far propria, in spirito di piena condivisione, questa lodevole iniziativa artistica ed editoriale.

Pietro Maria Collareda • Presidente della Comunità Montana “Leogra Timonchio”

Mezzi e truppe Usa accolti a Schio 1° maggio 1945

Mezzi e truppe Usa accolti a Schio il 1° maggio 1945